L'unico libro da evitare 
Il discorso da fare qui potrebbe essere lungo e contorto. ci porta quasi direttamente al problema dell'utilità della critica cinematografica e più in generale di tutta la critica, ma non lo farò.
Il fatto è che provo un profondo disprezzo per massimo bertarelli e il suo illuminante volume
"1500 film da evitare". Non critico la sua scelta dei film (peraltro aberrante) perchè ovviamente ci possono essere pareri contrastanti anche sui capolavori più aclamati.Quello che davvero è raccapricciante è la funzione che il libro si propone di avere (una volta assodato che la critica abbia una funzione ovviamnete). Se avesse intitolato il libro "1500 film brutti" ancora ancora potevo sopportarlo: cioè, sei comunque un cretino perchè è come scrivere un compendio di cucina intitolato "1500 ricette che fanno cagare". Ma nel suo "evitare" c'è una idea dozzinale e consumistica del cinema che è terribile, sopratutto per un critico. E il bertarelli non si preoccupa nemmeno di mascherare questa sua concezione dell'arte anzi, professandosi un "critico dalla parte del pubblico" sottolinea di evitare come la peste i film " noiosi, supponenti, incomprensibili, troppo lunghi e troppo volgari", palesando il suo disprezzo per i film che non vengono incontro alla sua pochezza di spirito e allo stesso tempo incontrando la compiaciuta approvazione di tutti gli spettatori empatici dei vari Neri Parenti e Ceccherini sparsi per il nostro paesello che finalmente si sentono autorizzati a disprezzare quello che (per pigrizia, per stupidità o semplicemente perchè non gli interessa) non capiscono.
Una operazione commerciale che fa solo del male al cinema, e un insulto all'intelligenza (?) degli spettatori che vengono paternalisticamente e populisticamente protetti dai film difficile che potrebbero far brillare un barlume di ragionamento nelle nostre piccole menti. Non per niente il "critico" scrive su "il Giornale".Disgustoso.
p.s.: mi rendo perfettamente conto che scrivendo questo pezzo faccio esattamente il suo gioco,facendogli peraltro un po' di pubblicità, ma non posso farci niente, è più forte di me.