Stiamo organizzando una rivista cinematografica online a cadenza settimanale e siamo alla ricerca di personale. le varie sezioni comprendono:
- recensioni dei film usciti in sala
- approfondimenti di varia natura (monologie, approfondimenti su un film, storia del cinema)
- una rubrica di tecniche cinematografiche: i materiali, la teoria ecc
- i dvd in uscita questa settimana
- rassegne e concorsi
Se siete interessati a qualche sezione, avete una buona padronanza della scrittura e un minimo rispetto dei tempi contattatemi all'indirizzo superzebe[at]katamail.com (mettete @ al posto di [at]).
Ciao,
Eugenio
Hollywood è il cinema?
In seguito alla mia recensione sull'Ultimo Samurai (poco più in giù), sono fioriti una serie di commenti che esulavano dalla meteria del film per diventare una discussione cinefila sul cinema Hollywoodiano tout-court. Dato che mi sembrava ingiusto relegare una delle poche discussione interessanti nate in questi lidi alla scomoda forma di commeto, la riorganizzo qua. Pronto ad aggiornarla in caso di altri commenti interessanti, un po' come se fosse un forum. Redmond
Dedalus1:
Stranamente (ma non avevamo detto di avere gusti simili??) non siamo d'accordo. L'ultimo samurai è si un film americano ed è anche mainstream ma questi due aggettivi non lo rendono certo un film di poco conto o semplicemente di intrattenimento. Innanzitutto non credo cerchi di emulare la sensibilità nipponica, al contrario è un film profondamente americano e classico ed è consapevole di esserlo. Ma con delle tematiche profonde, interessanti e soprattutto (lo dico?) approfondite. La verità è che otto anni fa quando nessuno di noi se ne capiva un cazzo di cinema Braveheart era un bellissimo film e ora con tutto il cinema intellettuale, intellettualoide, classico, storico, artistico che abbiamo visto, di fronte a una pellicola che non ha nulla da invidiare a Braveheart se non forse un protagonista leggermente più convincente, dobbiamo per forza gettare merda a palate con una recensione che, lasciamelo dire, si regge solo è unicamente sul dire "prova a essere qualcosa e non ci riesce". E se non provasse a essere quel qualcosa? E se volesse essere proprio un film americano? Bestemmia, perchè nel mondo dei "cinefili" si suda freddo anche solo a salvare Mystic River, grandioso film americano, nel vedere un trailer di un qualunque film classico e americano le prime parole appena finito il trailer sono sempre comunque "secondo me è 'na cazzata". Perchè in America i registi che salviamo o fanno film da trent'anni o si contano sulle dita di due mani. E certo non fanno i film con Tom Cruise. E certo non mettono le musiche epiche sui combattimenti con centinaia di samurai schierati a battaglia. No, i registi che piacciono ai cinefili non lo farebbero mai. Certo i registi che piacciono ai cinefili fanno film d'elite, fanno film intellettuali. Ma intanto Jane Campion, di tante belle speranze, sforna il film cazzata dell'anno mentre i Coen pensano a tirare su un po' di soldi per la villa di famiglia. Per quanto mi riguarda preferisco trenta volta L'ultimo Samurai a In the Clit e Intolerable Cruelty messi insieme. Soderbergh, regista quasi unico sotto certi punti di vista, tra cinque anni sarà alla stregua di Tony Scott, mentre già sento le voci dei "cinefili" (anche la mia, figuriamoci) che cassano Peter Weir perchè "ha fatto il film dell'ammiraglio Nelson".... Peter Weir... Picnic a Hangin' Rock, L'attimo Fuggente, The Truman Show... ma chi se ne frega, cadranno tutti prima o poi e a noi "cinefili" resteranno due o tre feticci americani, ma che fanno film "europei".... O magari, personalmente, smetterò di essere cinefilo e ritornerò a tre anni fa quando riuscivo ad alternare Cul De Sac con Forrest Gump e L'estate di Kikujiro con Broken Arrow (si, broken arrow! John Woo! ci vengono i brividi a nominarlo, eh? e lo so, cari cinefili... lo so). Ma non so se ci riuscirò... ora tornerò in camera e dovrò decidere che Dvd guardarmi... e cosa sceglierò? Hana-bi? O Donnie Darko? O Le vergini suicide? O Goodfellas? O Lock & Stock? O Truman Show? O goodmorning Vietnam?? Ce ne sono di film in giro, eh? Tutti diversi, l'uno dall'altro... tanti stili, tante cose... Mi dispiace, forse non sono un cinefilo... Sono un cinevoro, e per di più onnivoro. Mangio tutto, certe cose mi piacciono di più e altre magari un po' meno... Ma a meno che la merce non sembri proprio avariata, difficilmente non assaggio. E, asssurdo?, il più delle volte non mi dispiace....
RedmondBarry:
Sul fatto che tu fossi un cinevoro e non (solo) un cinefilo me ne ero già accorto. Ed è una cosa che ti invidio, ed è una cosa che hai in comune con alcune personcine (Godard e Tarantino, per fare due nomi a caso).
Io evidentemente ho una sensibilità diversa. Non amo il cinema incondizionatamente, purtroppo. E quindi è vero, rigetto il cinema americano mainstream in blocco. Non mi piacciono le opere prive di coraggio, non mi piacciono i film che sono li solo per raccontare una storia. non mi interessano.
I registi americani che mi piacciono però non sono pochi, e non è vero che non recitano con Tom Cruise (PTA) e che non mettono samurai urlanti (Tarantino... più o meno).
Non è una questione di puzza sotto il naso, è una questione di cosa si cerca nel cinema. Io cerco dei film capaci di stimolarmi, di interessarmi, di affascinarmi, di commuovermi, di muovermi. E più vado avanti, più mi confronto con i capolavori del passato, più il confronto con i film di oggi diventa impietoso. La mia barriera di disincanto. Già alta al principio, si innalza sempre di più e mi è sempre più difficile ritrovare l'infantile stupore per il bello che è tipico nei capolavori genuini.
Non mi interessano quindi i film carini, i cosiddetti film di intrattenimento ( e non mi dire che l'Ultimo Samurai non lo è), perchè la mia idea di intrattenimento è diversa da quella del target dei blockbuster.
Tu invece riesci ad amare il cinema incodizionatamente, a emozionarti ancora come un bambino alla fine della proiezione. Io no, un film per emozionarmi deve sconfiggermi, deve sfondare le mie barriere di diffidenza e di cinesmo. E a quel punto, quando sono disarmato e battuto amo un film in modo totale. Se un film mi lascia indifferente non riesco davvero a perdonarglielo. Tu invece raramente resti indifferente.
Sarà un mio limite, sarà una mia forza? Perchè non tutti e due?
Ciao ragazzi, non posso restare indefferente alla vostra interessantissima diatriba! il cinema nasce come intrattenimento, deve suscitare emozioni è verissimo, ma quale blockbuster come "the last samurai", non ce ne regala? è questo il punto secondo me, non c'è motivo di rifiutare in blocco un genere o di non guardare un film, solo perchè è americano... poi esiste il giudizio di valore e un film non è nè bello nè brutto, semplicemente è fatto bene o fatto male! e secondo me "the last samurai" è fatto abbastanza bene. Quando uno paga 8 euro per veder Fast and Furious, sa quello che andrà a vedere, il problema non è se quello sia cinema per porci oppure no, ma se quel film è fatto bene. Il problema tipico del pubblico intellettuale, cosi come nello sport e nella politica è sempre lo stesso: noi tutti a forza di idealizzare le cose, perdiamo sempre di vista quella che è la realtà concreta. mi spiego meglio. il problema è che il cinema ha bisogno per funzionare di certi corroborati meccanismi, per cui il cinema non si corrompe, come pensiamo, nell'industria , ma piuttosto è industria! (non sono d'accordo con te, dedalus, quando dici che i coen si sono rifatti la villa con il loro ultimo film... esistono i generi e quella pellicola va accostata alle altre commedie all'americana, per poi poter capire com'è la commedia all'americana secondo i coen.) Prendessimo per vero quello che dico, non sarebbe coerente, nè intelligente scartare una parte cosi integrante del panorama Cinema. Credo di capire, Redmond, come tu senti il Cinema, sono sempre stato come te, ho sempre cercato nel passato le soddisfazioni che il presente non resce a darmi, sopratutto per quanto riguarda la musica, ma devo dire che negli ultimissimi anni ho modificato il mio atteggiamento, credo di essere diventato piu aperto e certe sere ho proprio voglia di un bel film cafone con i soliti valori "onore/patriottismo/amore" cui aggiungerei la "libertà", oppure con una bella storia d'amore sdolcinata e patetica, perchè in fondo i valori non cambiano se sono americani o francesi... la libertà e sempre la stessa, americana e non, certe volte raccontata bene, certe volte male, e chi non si commuove per la libertà! Troppo retorico?
Ma che razza è la razza dei cinefili? Il cinema americano è straordinario. Ciò non toglie nulla a l'Ultimo Samurai, che è un film pessimo. Gli americani fanno film da un secolo e chi si professa "cinefilo" dovrebbe CALARSI le braghe al cospetto dei migliori capolavori della storia del cinema di tutti i tempi, che sono americani. Negli anni cinquanta una certa personcina individuata col nome di Strasberg insegnava agli americani che per recitare la parte di un burino grasso coatto e polveroso avrebbe dovuto ingrassare quindici chili e girare per due mesi nei peggiori quartieri della città. Negli anni cinquanta a Hollywood c'era lo star-system. Noi avevamo Rossellini che prendeva gli "attori" dalla strada e li portava davanti ad un'unica cinepresa ingiallita. Non abbiamo MAI avuto un vero professionismo in Europa. La "business-machine" Hollywoodiana, per quanto possa starvi ingenuamente sul cazzo, ha prodotto capolavori ineguagliabili, gli stessi per cui in fonro urlate di gioia e nei confronti dei quali quei "poveretti" dei Cahiers si calavano le braghe consumando matite sulle loro storiche riviste di cinema. La nouvelle vague, che piace tanto al cinefilo integralista convinto così stupidamente che il cinema americano sia tutto da buttare, si può dire sia nata perché c'era un signore come Hitchcock che durante il periodo americano sfornava capolavori uno dietro l'altro. E Truffaut, Godard e Chabrol hanno pensato bene di iniziare a imitarlo. Pensateci bene prima di sparare contro l'unico sistema-cinema al mondo che "cela" dietro ogni opera (dalla più brutta alla migliore) l'intrecciarsi di figure professionali elevatissime. Questo è un dato oggettivo, e chi ha studiato un po' di cinema lo sa. Ciò non toglie che l'Ultimo Samurai sia un film pessimo. Ma non c'entra niente il cinema americano. C'entra il fatto che non sempre si quadra il cerchio. Ma meglio mille volte un banalissimo "The Rock" che il nostrano "La squadra".
Redmondbarry:
si d'accordo ma di Hawks e Hitch non ce ne sono più, i maestri sono finiti, la scopertà è finita.
D'altra parte anche allora quelli che coniugavano qualità e pubblico erano pochi, e sono rimasti solo quelli, gli altri si sono persi nel tempo. Così oggi: su migliaia di film che vengono prodotti (in america e nel mondo) quanti vale la pena vedere? Quanti di questi sono bei film? La proporzione è minima. Poi, detto questo i registi che apprezzo di più oggi sono americani, ma non fanno film tipicamente Hollywodiani.
Goljadkin:
Film "hollywoodiano", cosa vuol dire? Ron Howard è un hollywoodiano purosangue, i suoi film sono perfetti. Un regista come Ron Howard ce lo sognamo in Italia. Spielberg poi, è il più hollywoodiano degli hollywoodiani. Zemeckis è hollywoodiano. Clint Eastwood è hollywoodiano, anche se un po' tardoromantico, ma pur sempre hollywoodiano. I film hollywoodiani girati da gente con due coglioni così sono film straordinari. Sono pezzi di spettacolo imperdibili. Che poi ci sia un mare di registi incapaci non è né colpa del modello hollywoodiano né un problema mio.
RedmondBarry:
Ma sul fatto che tecnicamente gli americani siano anni luce davanti a tutte le altre cinematografie mondiali davvero non si può discutere. Quello che a me non piace del cinema Hollywoodiano non è certo la bellezza visiva o la capacità registica. Quello che non mi piace è la mancanza di coraggio, le regole di sceneggiatura e regia fossilizzate da decenni, la tentenza continua al dramma, il bisogno di compiacere il pubblico giustificato dalla ridicola equazione cinema=intrattenimento.
Ovviamente loro hanno inventato il cinema come noi lo consciamo. Il problema è che non sono stati capaci (tranni rari casi) di andare oltre quelle regole che sono diventate, una volta immobilizzate, delle prigioni artistiche.
I film di Howard e Spielberg sono perfetti? Grazie tanto, non fanno che applicare le regole inviolabili del cinema americano. ma chi lo ha detto ch quelle sono le uniche regole possibili? "A bout de souffle" o "Bande a part" sono i film più imperfetti che si possa immaginare. Eppure Godard è un genio, Howard un mestierante.
La perfezione tecnica (intesa anche come sceneggiatura , fotografia ecc) non vale assolutamente nulla se non c'è una idea, una morale (non religiosa ovviamente) a muovere tutto quanto.
Dedalus1:
Secondo me tutta la faccenda ha preso un peso diverso da quello che almeno io inizialmente gli volessi dare. Nssuno ha mai detto, neanche "i cinefili" tra cui, ripeto, amo (et odi) annoverarmi, che il cinema americano va buttato nel cesso. Sarò, nello spiegarmi, (tanto per cambiare di questi tempi) il più acido possibile. Sorvolando il fatto che per quanto mi riguarda Strasberg è un coglione assoluto e per come la vedo l'immedesimazione al cinema vale solo se non sei capace a recitare (il che spiega perchè ti debba ridurre a provare sentimenti veri invece di "fingerli" meravigliosamente come fa un vero attore), sorvolando sul fatto che nonostante Hitchcock facesse film in America, crebbe e iniziò a lavorare in Inghilterra, il che fa di lui fondamentalmente un autore Europeo, esattamente come Kubrick è americano, nonostante abbia fatto la maggior parte dei film in Inghilterra, sorvolando anche (ma qua è proprio uno sforzo che faccio) sul fatto che dire che Truffaut, Chabrol e Godard imitavano Hitchcock (oltre che a far rivoltare gente come Nicholas Ray nella tomba) è a dir poco una sparata senza capo nè coda, sorvolando su tutto questo, resta un grosso problema. Primo: avere super figure professionali alle spalle non significa essere bravi registi, e men che meno fare buon cinema. Rossellini prendeva gli attori dalla strada non perchè qua non c'erano un idiota come stransberg a prendere della gente e a farla lavorare sei mesi in un mattatoio solo per farle girare un film, ma per una scelta artistica (che tra parentesi porta il nome di realismo). Secondo, il cinema americano era grande, non lo è più. Anzi, produce in larga misura merda. Ma questo non significa che non ci sia roba di qualità, anzi. E per me L'ultimo Samurai, per quanto lungi dall'essere un capolavoro, fa parte di questa roba di qualità. Questa perdita di qualità è imputabile peraltro proprio a quella business-machine che noi "ingenuamente" disprezziamo (e questa la disprezzo anche io e che cazzo!), e al contrario di come dici tu, non ha prodotto un accidenti di niente. Al contrario sono stati i capolavori di veri e propri artisti, di gente sensibile, profonda, eccezionale a creare attorno al cinema una business-machine che ha ormai finito per inghiottare la maggior parte del cinema. Ma pensare solo al professionismo e ai soldi, non è un bel modo per fare arte. Diretta conseguenza: il cinema americano è qualitativamente in caduta libera da dieci anni a questa parte (ma facciamo anche venti, perchè gli '80 non sono stati 'sta bellezza). Io ho spezzato una lancia a favore di tutti quegli autori "hollywoodiani", tra i quali peraltro vedo anche molti che hai citato tu, poichè vedo una tendenza a chiudersi a questo tipo di cinema addirittura prima di averlo esaminato, ancora prima di averlo sviscerato. Ma da qui a dire che Ron Howard fa film "perfetti" ci passa un fiume, un mare, un oceano e almeno tre o quattro galassie. Se i film di Ron Howard sono perfetti, e se accanto a lui mi citi Zemeckis (ah, ritorno al futuro, figata), Spielberg (che considero abbia fatto un capolavoro (l'impero del sole) due o tre bei film e il resto roba del tutto trascurabile) e Eastwood (anche lui, non che non sia un buon regista, ma non rientra certo nella mia top ten (e neanche nella top twenty forse)), beh, puoi aver studiato cinema quanto vuoi e sapere che dietro a questi film ci sono professionisti incredibilmente "professionali" che, detto fra noi, hai un'idea del cinema (e di film "perfetti") che si discosta a dir poco dalla mia (figuriamoci da quella del folle Barry)! Soderbergh è un grande regista, figlio di Hollywood, Tarantino è un grande figlio di Hollywood, Levinson, Weir, che accidenti ne so... insomma, porti gli esempi sbaglati secondo me... Secondo me. Comunque, detto questo, mi sono sfogato anche per oggi. Vogliamoci bene che alla fine lo sappiamo tutti in fondo al nostro cuore che il film più bello del mondo e Titanic, che sennò mica vinceva tredici (dico tredici mannaggia a Hollywood) Oscar.... ecco, giusto per dare un'idea di caduta libera, l'esempio a capocchia. Li aveva vinti solo Ben-Hur prima di Titanic... E ditemi che anche Ben-Hur era 'na cazzata, maledetti cinefili (li sento, stanno arrivando) che vengo a tagliarvi le palle a tutti. Oh.
Goljakdin:
non porto gli esempi sbagliati. porto gli esempi "hollywoodiani". E Weir è australiano. E lo è pure Jane Campion, che paradossalmente ha girato uno dei film più "hollywoodiani" degli ultimi decenni (Lezioni di piano). Bene hai fatto a citare James Cameron. Titanic è un film riuscito solo a metà, nel senso che il primo tempo finta introspezione sociopsicologica poteva anche risparmiarcelo a andare subito al sodo. Ma da quando tocca l'iceberg è pura perfezione tecnico stilistica che solletica le emozioni. Anche questo è cinema, mi sembra, o vogliamo per forza il messaggio e la morale? Il cinema è nato così. Dietro i capolavori di Chaplin i critici più integralisti (e sciocchi) ci hanno trovato di tutto, ma lui voleva "solo" far ridere. Ciò che tento di spiegare è che se un artista è un'Artista con la A maiuscola, perché uomo sensibile colto e con un vissuto emotivo fuori dal comune, persino il proprio unico tentativo di regalare un'oretta di risate al pubblico gli basta per sfornare un capolavoro dietro l'altro. Chaplin non aveva, cioè, bisogno di scervellarsi per narrare la solitudine, per raccontare le lacrime, per fotografare un sorriso. Era un uomo con un'infanzia e adolescenza terribili, e tanto basta. Il cinema d'autore non esiste. E' una panzana inventata dai critici. E chi fa cinema d'autore convinto di rientrare in quest'etichetta non è un cineasta, è uno che farebbe meglio a stare a casa. Il vero Autore è semplicemente chi mette la propria stravagante, folle, sensibile e emozionante visione della vita al servizio del proprio lavoro. Il resto viene da sé. Scorsese è uno che faceva a pugni nel Bronx, no? ama così tanto raccontarlo. E i suoi film sono pugni nel Bronx dall'inizio alla fine. Sono capolavori perché lui ha fatto quella vita, perché lui è un Uomo prima che un Artista. Perché Ron Howard non è Scorsese? Perché Ron Howard correva appresso a Fonzie. E poi è andato appresso a Spielberg. Fa dei film ottimi, perché è figlio di un sistema cinema che è cento anni avanti rispetto a quello europeo (stilisticamente, tecnicamente, professionalmente) ma non sono pezzi d'Arte. L'Arte non ha paternità geografica. Spero di essermi spiegato adesso.
RedmondBarry:
Sono in disaccordo anche su questo punto con Goljadkin. Innanzi tutto io "messaggio" e la "morale" di un film vanno buttati nel cesso. Odio quelli che si chiedono "qual'era il messaggio che il regista voleva mandarci?". Non mi interessa la morale (che nei film che difendi a spada tratta è spesso buonista o peggio bigotta).
Quello che mi interessa è il cinema, è la tecnica. Ma, citando qualcuno che ne sapeva molte più di me, nel cinema "ogni tecnica rimanda a una metafisica" ovvero, se uno una certa inquadratura è perchè voglio che si veda in questa maniera e non in un'altra. E ancora, sempre citando i numi tutelari del cinema, c'è chi ha detto che "les travellings sont affaire de morale", muovere la mdp, o tenerla ferma, o tenere un occhio aperto, o usare il montaggio sono tutte questioni di morale, sono scelte. Per questo non sono d'accordo quando dici che Chaplin volesse "solo" fare ridere, che il fatto che siano capolavori è solo un portato della sua sensibilità e della sua sfiga. O che se Scorsese fosse nato a Manhattan non avrebbe fatto film così belli.
Ogni volta che si guarda con la mdp si fa una scelta, e non basta la sensibilità per decidere come sistemarla se prima non si sa COSA e COME si vuole guardare. Ed è in questo COSA e COME che sta la differenza tra un grande regista e uno mediocre, è nell'INTENZIONE del regista la sua grandezza, non (solo) nella sua sensibilità verso la materia trattata.
Goljadkin:
Suvvia RedmondBarry, l'arte non è una cosa che si insegna. Ad ogni modo sto sorridendo. Rileggendo tutti i post mi rendo conto che stiamo dicendo tutti la stessa cosa. Adesso tu affermi che la morale non ti interessa quando nel post precedente dicevi l'esatto contrario. "La perfezione tecnica non vale assolutamente nulla se non c'è una morale a muovere tutto quanto", avevi detto. Non capisco. E' dal mio primo intervento che cerco di difendere il cinema americano in quanto tecnicamente avanti anni luce rispetto a quello europeo. E adesso mi dai ragione? dici che la tecnica è importante? Sono d'accordo sul "COSA" e sul "COME" ma non ti capisco quando parli di "scelte". Il talento è una cosa innata. Essere Artisti con la A maiuscola è un dono (perdonate il termine "cattolico", non sono religioso), non una cosa che si impara.
Redmondbarry:
Un attimo, evidentemente mi sono espresso male. Quando parlo di morale bisogna distinguere due morali. Quella che non mi interessa è la morale intesa come senso comune, l'insegnamento etico- morale che traspare da molte pellicole. Quando invece parlo di una morale che muove la mdp mi riferisco a una morale cinematografica, una morale intesa come volontà. Volontà di mostrare (o di non mostrare) e quindi è la volontà che guida la scelta. La scelta di cosa? Semplicemente la scelta di usare una tecnicica piuttosto che un'altra o usare un campo piuttosto che un altro. Ogni scelta che va a formare il SENSO del film dunque. Non mi contraddico dunque quando dico che la tecnica non vale nulla se non è supportata da una morale (cinematografica). Ed è proprio questo uno dei motivi per cui non mi piace l'idea stessa di cinema Hollywoodiano. Li la tecnica si esaurisce nella rappresentazione. La tecnica, anche se la più avanzata del mondo, è schiava della rappresentazione, e il cinema diventa semplicemente il mezzo più indolore per narrare una storia, facendo prevalere il lato narrativo su quello puramente filmico e mortificando quindi il cinema come Arte.
Per farla breve, nella grande maggioranza dei film americani è più importante quello che è mostrato piuttosto che il modo in cui esso è mostrato. Il senso del film (non chiamatelo messaggio, ve ne prego) traspare dalla storia piuttosto che dalle immagini (e spesso non è neanche una bella storia). Poi, percarità, è un modo legittimo per concepire il cinema se uno pensa che il ruolo del cinema si esaurisca nel raccontare storie. Però non è la mia idea di cinema e per questo non possono piacermi Spielberg, Howard, Zemekis e compagnia bella.
io non ho molta voglia di unirmi al coro di litiganti (anche perché poi è il terzo a goderne). quello che volevo dire del film l'ho scritto nel mio blog, e confermo. volevo solo aggiungere che il cinema è un fatto (con poche eccezioni) soggettivo, e che probabilmente il fatto che un film come quello di Zwick (non orrendo, ma a mio avviso sotto la media) può piacere o meno a seconda dell'interesse del singolo spettatore a questo o quell'elemento della costruzione filmica. per esempio, io che sono interessato a regia (innegabilmente piattissima), soggetto e struttura (visti e rivisti) non posso che giudicarlo negativamente. non mi interessa farne una questione di difesa del cinema hollywoodiano o meno. anche perché questo è brutto cinema hollywoodiano, e poi c'è anche del gran bel cinema hollywoodiano. un'ultima nota: io lezioni di piano non lo definirei hollywoodiano così su due piedi... ci penserei un po'. baci a tutti.
Goljadkin:
Hitchcock ha sempre affermato che a lui non interessava la storia, ma COME la si raccontava. E la sua preoccupazione principale è stata sempre "il pubblico", nel corso di tutta la sua carriera di immenso uomo di spettacolo quale è stato. John Ford, Hitchcock, Chaplin, e potrei citarne altri dieci. Il cinema è un multiforme spettacolo che non va sottovalutato. Il cinema d'autore è solo un'invenzione dei critici. E la tua "idea di cinema" evidentemente si adagia su quelle invenzione. Per carità è una cosa rispettabilissima. Io ho più di cinquecento film a casa e ho divorato per anni e anni il cinema cosiddetto "impegnato". Tra i miei film preferiti di sempre c'è "Racconto d'autunno" di Renoir. Però, mi dispiace, la storia del cinema americano, dagli inizi del Novecento ad oggi, insegna tutt'altro che la mortificazione dell'Arte che tu paventi. Come dice kekkoz, con semplicità ed efficacia: esiste il "brutto cinema hollywoodiano, e poi c'è anche del gran bel cinema hollywoodiano". Ripeto, l'arte non ha paternità geografica. Molto cinema europeo è pessimo ma nessuno ha il coraggio di dirlo perché è più facile sparare contro "Arma letale".
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