giovedì, dicembre 11, 2003

L'ultima tentazione ...

L'ultima tentazione di Cristo
(Martin Scorsese; or: The Last Temptation of Christ; USA 1988; col 164')
di Kesson

Il film si basa sul romanzo di Nikos Kazantzakis “Gesù di nuovo in Croce”, successivamente ripubblicato come “L’ultima Tentazione di Cristo”. Un superbo viaggio, che ruota intorno ad un Cristo più vero, più umano, distante dalla visione assolutistica del Vangelo. La precisazione è quindi dovuta, dato che per i suoi contenuti, e per le sue “rivisitazioni”, il film potrebbe essere considerato blasfemo. Ma così non é. Scorsese, ha voluto focalizzare il suo viaggio, principalmente intorno all’uomo, affascinato da una figura così complessa, contrastata dal suo essere uomo e allo stesso tempo figlio di Dio. Ci troviamo di fronte ad un Gesù, uno splendido Willem Dafoe, timoroso, vulnerabile, sofferente. Costruisce croci per i romani, vuole farsi odiare dal suo Dio, vuole essere lasciato in pace, non riesce ancora a capire quale sia il suo posto, sente voci, la voce di Dio, ma ancora non la coglie, non capisce, sente solo dolore. Il sostegno maggiore di Gesù, la sua forza, la sua spinta, è Giuda, un grandissimo Harvey Keitel, che fin dall’inizio, lo attacca, lo insulta, lo sostiene. Ed è proprio Giuda la figura più vicina a Gesù. Dei suoi seguaci è quello che più lo capisce, che lo giustifica, gli sarà sempre vicino, anche nella sua scelta finale, quella più difficile, il famoso tradimento, che in questa rivisitazione, è invocato da Gesù, per il suo sacrificio ultimo. Quindi un Gesù principalmente umano. Ed è proprio qui la forza di questo racconto. Scorsese riesce a trasmettere tutti i dubbi, le preoccupazioni, di un uomo, con un così arduo compito sulle spalle: essere il Messia. Pian piano, Gesù prende coscienza del suo destino, resiste a Satana, si fa messaggero di nuove speranza per il suo popolo, predica amore. Ma è un Gesù che vive solo per gli altri, lui non può amare chi vorrebbe: Maria Maddalena (Barbara Hershey). Lentamente Gesù assume sempre maggiore coscienza. Si compiono i miracoli, la gente lo acclama, lo ascolta, lo cerca. Ma maggiore è il seguito di fedeli, maggiori diventano i suoi dubbi. Cambia idea, modo di agire. Inizialmente predica solo amore, poi incita alla violenza e alla distruzione il suo popolo, che non aspetta altro che la cacciata dei romani. Qualunque idea lui abbia, spera sempre di seguire fedelmente il volere del Padre, il volere di Dio. Già spera sempre, perché come ripetuto, i dubbi, i timori, gli sbagli, i peccati, fanno parte di questo Gesù, come di qualsiasi altro uomo. Ma quando seguito da una massa di gente, verso l’atto di distruggere il tempio di culto, profanato e “commercializzato” dai romani, i dubbi lo assalgono di nuovo, cambia di nuovo idea, la gente gli si rivolta contro, oramai si sente tradita. Ed è qui che Gesù capisce qual’è il suo destino, qual’è il volere del Padre: la croce. Giuda non capisce, non vuole crederci, ma sarà lui a doverlo tradire, sarà lui che dovrà consegnarlo ai romani, su incessante richiesta di Gesù. Si arriva dunque all’ultima cena, ove si compie il miracolo del vino e del pane, sangue e corpo del Cristo. Sembra un Gesù riappacificato, tranquillo, nel suo destino oramai scritto, ma così non é. Anche il figlio di Dio, teme la morte terrena, pur avendo la certezza di una vita ultraterrena. Piange, si dispera, chiede al Padre se la croce sia l’unica soluzione possibile, se quello deve essere veramente il suo destino. E così é. Catturato dai romani, il suo destino si compie; sotto gli occhi beffardi e divertiti della folla, Gesù, viene messo in croce. E tra atroci sofferenze, avviene la sua ultima tentazione. Gesù immagina la sua vita, come sarebbe stata, se Dio gli avesse concesso di viverla solo come uomo. Si immagina un matrimonio, una famiglia, dei figli. Immagina se stesso nella vecchiaia, attorniato dai suoi cari. Ma questa sua nuova condizione avrà conseguenze decisive, l’aver rinunciato alla morte, causerà la totale persecuzione del suo popolo e la condanna del mondo intero. Sul letto di morte, rincontra i suoi vecchi discepoli, rincontra Giuda, che con occhi di disprezzo, gli fa capire che in realtà il volere di Dio di renderlo un uomo come tutti, era il volere di Satana, gli fa capire come il figlio di Dio abbia tradito il proprio Padre, come sia stato ingannato tramite il desiderio che più di tutti l’aveva allettato: essere solo ed esclusivamente un uomo, un uomo come tanti, fra tanti. Gesù capisce, chiede perdono a Dio, chiede di essere riaccolto, chiede di essere il Messia. E si risveglia, di nuovo fra gli insulti della folla, sofferente e sanguinate sulla Croce, alza gli occhi al cielo, sorride, oramai è conscio e convinto del suo destino: “Tutto si è compiuto…tutto si è compiuto” è la frase finale di un Gesù felice di morire. Da molti vista come un insulto, l’ultima tentazione, mostra invece le conseguenze di una possibile diversa scelta di Gesù, avvalorando l’importanza di un uomo, il figlio di Dio, e del suo sacrificio ultimo, simbolo di speranza, di un futuro, di salvezza.




postato da: Kesson alle ore dicembre 11, 2003 15:31 | link | commenti (11)
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sabato, dicembre 06, 2003

L'Amore Tradotto
...

L'Amore Tradotto
(Sofia Coppola; or: Lost in Translation; USA/Japan 2003; col 102')
di RedmondBarry

Seconda regia di Sofia Coppola, dopo averci fatto innamorare della sorelle Lisbon, rinchiuse nel loro tragico giardino di solitudine, torna per farci innamorare ancora, questa volta di una storia, di un piccolo amore pudico che ci lascia di nuovo con un sorriso malinconico e sognante.

E’ la storia di Bob (Bill Murray) e Charlotte (Scarlett Johansson). Lui è una star di Hollywood di mezza età, ormai incamminato sul viale del tramonto che si trova a Tokyo per fare da testimonial ad un whisky, lei è una ragazza al seguito del giovane marito fotografo anche lui a Tokyo per lavoro, sempre troppo impegnato. Sono due prigionieri, prigionieri di una città che non capiscono e non li capisce ma soprattutto prigionieri di una vita che oramai stentano a riconoscere come loro, legati a delle persone che forse non sono le loro "anime gemelle".
E nell’enorme e lussuoso albergo giapponese che è la loro prigione si riconoscono anime affini e insieme provano una evasione, una breve evasione dalle loro solitudini, un tuffo nella città misteriosa e incomprensibile che non li spaventa più, forti della consapevolezza di non essere soli. Questa loro fuga è un sogno e come tale dura poco e lascia al risveglio il ricordo di una dolcezza difficile da sostenere alla luce del sole.

Una storia d’amore dunque, amore che ha il suo appagamento nella cosapevolezza di essere, nella gioia del riconoscimento dell’altro come tuo simile; la storia di una intimità che ha la sua splendida sublimazione nella frase che Bob le sussurra nell’orecchio nel momento del loro addio. Una frase che noi non possiamo sentire perché neanche a noi è concesso di penetrare in fondo al loro timido amarsi.

Un bellissimo film sia per l’ottima sceneggiatura e la regia delicata entrambe di Sofia Coppola, sia per la splendida colonna sonora, come al solito perfetta per le emozioni che comunica, sia per la bellissima fotografia (e si che in giappone è difficile avere una brutta fotografia), ma anche per le recitazioni dei due protagonisti. Bill Murray è splendido nella sua interpretazione comico-malinconica e Scarlett Johansson interpreta con delicatezza e intensità un bellissimo personaggio nonostante la sua giovane età.

Ancora una volta la giovane Coppola dimostra di saper raccontare in maniera deliziosa quei sentimenti che traggono la loro struggente bellezza dalla loro caducità, raccoglie delle piccole storie che in una vita intera andrebbero spazzate via dal tempo e le ferma sulla pellicola sensibile, oltre che alla luce, anche ai sentimenti e alle atmosfere delle storie. E per questo non possiamo far altro che ringraziarla.













postato da: RedmondBarry alle ore dicembre 06, 2003 15:29 | link | commenti (6)
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giovedì, dicembre 04, 2003

Alla Ricerca di Nemo...

Alla Ricerca di Nemo
(or: Finding Nemo; USA 2003; anim 100')
dal nostro inviato americano JFlower

I film in CG oramai non sono più una novità, anzi - visto l'uso estensivo di vere e proprie workstation nella produzione dei più recenti lungometraggi animati "classici", ci si può anche chiedere dove stia la differenza tra i primi e quest'ultimi.
Quei geniacci della Pixar problemi sembrano non farsene, e con Finding Nemo ci presentano la loro quinta collaborazione con la Disney, iniziata nel '95 con Toy Story.

Mi sembra superfluo discutere l'aspetto tecnico di FN: è animato alla perfezione, con le traparenze e le ombre che meritano una menzione d'onore, considerando il fatto che stiamo parlando di un'ambientazione sottomarina. Ma quello che colpisce, più dell'indiscussa maestria tecnica della Pixar, è come ogni paesaggio, ogni scena, ogni inquadratura sia assolutamente vibrante di vita. TUTTO si muove, respira, ondeggia in un vortice di bollicine - senza distrarre minimamente lo spettatore dallo svolgersi della storia.

E con la storia, direte voi, vengono fuori le magagne: il solito polpettone moralista firmato Disney. La risposta è ni. La morale, state tranquilli, è appostata dietro ogni angolo - basti considerare che tre dei personaggi principali portano un qualche genere di handicap. Ora, se c'è uno spettatore che fugge dai buonismi e dai luoghi comuni sono io - e devo ammettere di essermi dovuto togliere il cappello di fronte alla leggerezza e alla poesia con cui gli argomenti "educativi" (per grandi e piccini, una volta tanto - FN può davvero insegnare tantissimo anche ai genitori) vengono affrontati in questo film.

Il ritmo dell'azione è costante al limite della frenesia, e forse proprio in questo ammetto di aver trovato il maggior difetti della pellicola: alcune scene e diversi dialoghi sembrano essere delle vere e proprie "toccate e fuga" per restare sotto il limite dei 100 minuti - fate caso alla velocità con cui vengono presentati i vari personaggi. Peccato.

Penultimo commento riservato all'umorismo, presente in "pillole" rispetto a film come Shrek ed Ice Age. Finding Nemo non vi farà cadere dalla sedia, ma presenta tutta una serie di battute deliziose, basate su lazzi e contrasti di accenti (imperdibili le tartarughe che parlano a mo' di stoner californiani, mentre gli altri personaggi ci massacrano le orecchie in australiano...[nota: da quanto ho capito la localizzazione italiana prevede tartarughe genovesi...belin che figata!]) piuttosto che sull'a volte abusato "physical humor".

Personaggi assolutamente memorabili: Jacques, l'aragosta francese; Gill, il pesce-angelo interpretato splendidamente da Dafoe; Crush, lo squalo bianco che segue un programma di riabilitazione; e Dory, monumento vivente a Guy Pearce in Memento.

In definitiva un modo apprezzabilissimo per farsi due risate, riscoprirsi bambini, riflettere e godersi la barriera corallina senza bagnarsi nemmeno un dito.





















postato da: RedmondBarry alle ore dicembre 04, 2003 11:44 | link | commenti (7)
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